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Di Mons. Luigi Negri Cattedrale di Pennabilli, 21 Aprile 2011, ore 10,30
Sia lodato Gesù Cristo,
Signore Gesù Cristo concedici di accoglierti in mezzo a noi, questa mattina, noi che hai chiamato ad essere partecipi del punto più radicale della tua missione nel mondo. Sacerdoti come te, sacerdoti che debbono far proseguire nella Chiesa e nel mondo la grande missione della redenzione. Consentici di accoglierti come la grande presenza della nostra vita, il grande amico, il grande alleato, consentici di contemplare il volto che, nel silenzio della nostra coscienza, della nostra meditazione, della nostra preghiera vissuta, rinnova la nostra esistenza, giorno dopo giorno. Concedici di ringraziarti per questa tua predilezione; ci hai scelti nella Chiesa, ma per stare “di fronte alla Chiesa”, perché attraverso il nostro ministero si formasse il popolo di Dio, il popolo sacerdotale, profetico, regale. Il popolo di Dio che nasce dallo Spirito e rinasce continuamente nello Spirito, per opera del nostro servizio sacerdotale di annunzio, di amministrazione dei sacramenti, di guida effettiva della comunità, perché questa diventi un luogo dove la fede si trasforma in esperienza di vita, capacità di giudizio, capacità di amore, tensione alla missione. Noi ti accogliamo, questa mattina, così, come Colui che ci ha prediletto di fronte a tutti gli altri perché la nostra vita fosse veramente tua ed essendo tua potesse diventare di tutti conferendo alla nostra presenza e alla nostra azione nella chiesa la stessa fecondità della tua persona e della tua azione perché noi agiamo e viviamo in persona cristi, cioè rendendo presente il mistero della tua presenza di redentore, salvatore dell’uomo e del mondo. Tu ci vedi, vedi come siamo, non ti sfuggono i nostri limiti, le nostre difficoltà, le nostre fatiche, non ti sfugge quella tentazione che qua e la può insinuarsi anche in noi di avere fatto troppo, di non avere avuto sufficienti corrispondenze. Tu vedi come qualche volta la nostra esistenza è segnata dallo sconcerto, dalla confusione; assumiti questa nostra fatica, Signore, noi ti amiamo oltre noi stessi, ti amiamo oltre il nostro bene che cerchiamo di fare quotidianamente e oltre il nostro male che purtroppo non abbandona la nostra esistenza e la segna dolorosamente, quasi per ricordarci che solo il Signore, solo tu sei il santo e solo tu puoi farci camminare dietro di te perdonandoci i nostri peccati e i nostri errori.
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